Giuseppe Chiari nasce a Firenze il 26 settembre 1916. Studia pianoforte e composizione e si dedica tanto alla musica da abbandonare la facoltà di ingegneria alla quale si era iscritto, per coltivare la sua grande passione.
Unitamente a Pietro Grossi, nel 1960, fonda l'associazione Vita Musicale Contemporanea. Di essa fanno parte artisti-musicisti che ricercano nuove sperimentazioni musicali. E' l'inizio di un cammino artistico di grande importanza che lo porta a contatto con Sylvano Bussotti, con il quale organizza la manifestazione musicale Musica e segno presentata a Roma presso la Galleria Numero ed al Creative and Performing Art Center di Buffalo negli Stati Uniti. Successivamente si avvicina al movimento internazionale Fluxus al quale aderisce nel 1962 durante il Festival Festspiele Neuester Musik a Wiesbaden eseguendo l'opera Gesti sul piano. Nella performance costituita da una commistione di suoni e di immagini, le note musicali erano accompagnate da gesti non privi di senso ma costituenti parte integrante di una partitura musicale, dando appunto vita ad un’opera d'arte in divenire di cui restano i suoni e le immagini.
Nel 1963 a Firenze collabora con il Gruppo 70 nelle ricerche sul valore visuale del testo. Lo spartito musicale non e visto soltanto "come base per l'esecuzione del brano sonoro, ma anche come pittura da guardare, nella quale le note e la raffigurazione dei gesti per eseguirle diventano elementi visuali".
Il 22 agosto 1963 si esegue a New York il suo lavoro Teatrino in una serie di concerti organizzati da Charlotte Mourmann e N.J. Paik.
ll vivere quotidiano offre a Chiari un terreno dove si possono raccogliere una varietà di oggetti dai quali l'artista trae ispirazioni di carattere musicale esaltandone le potenziali sonorità.
ll senso della propria ricerca Chiari lo esprime significativamente nell'opera Suonare la Città edita nel 1972. La città diviene strumento musicale che ciascuno può suonare solo se riesce a depurare gli oggetti che la compongono dalla loro originale specificità. Vuol dire far suonare la facciata di un palazzo aprendo e chiudendo le finestre con una cadenza ritmica, far suonare l'asfalto con le ruote della propria auto, far suonare strisciando per terra un qualcosa che nell'oscillare fa rumore ad intervalli costanti; far suonare una cancellata con un bastone producendo "delle linee tratteggiate di rumore più fitte o meno fitte" (Chiari, Suonare la Città, in "In", Milano 1972).
Attraverso il gesto non più finalizzato alla tradizionale esecuzione musicale, egli esprime sonorità. La gestualità sonora, che lo vede tra i protagonisti del movimento Fluxus, rappresenta il criterio-guida che caratterizza la sua produzione.
Dal 1970 Chiari sperimenta nuovi mezzi espressivi come i collage su fogli di carta, su spartiti musicali ed anche su strumenti musicali o su tavole di legno sui quali col tempo si aggiungono tocchi di colore sempre più intensi. Gli oggetti, privati della loro originaria funzione sonora, vengono recuperati ad un ruolo visivo e al contempo dotati di una nuova specificità musicale.
"L'arte è facile. Ma per dirlo devo compiere un gesto di arte difficile" (G. Chiari)