Vasco Bendini nasce nel 1922 a Bologna, citla nella quale frequenta il ginnasio "Marco Minghetli" e il Liceo Scientilico "Augusto Righi". Nel 1940 si iscrive alla facolta dl Architetlura deIl'Universila di Firenze, che presto abbandona per Irequentare I'Accademia di Belle Arli di Bologna. dove ha per maestri Virgilio Guidi e Giorgio Morandi. l suoi esordi arlistiei awengono nell'ambito di una rilettura della grande tradizione italiana, mediata dall'insegnamento di due grandi maestri quali Morandi e Guidi che Bendlni ha modo di lrequenlare nel suo apprendistato accademico. Al trasferirsi del maestro Guidi a Venezia, insoddisialto dellinsegnamenlo accademico, Iascia gli studi per iniziare un lavoro autonomo di ricerca.
Ai primi anni Cinquanta risalgono le prime prove di un linguaggio piu autonomo, testimoniate da una serie di carte di straordinaria originalita rispetto al clima artistico dominante, in cui il segno di natura astratta si coniuga con le tracce di una realtà evocata dalla memoria.
La prima personale in cui vengono presentate queste opere risale al 1953. presso la galleria La Torre di Firenze. L'introduzione è di Francesco Arcangeli: si tratta deIl’avvio di un sodalizio, non privo anche di momenti dl frizione intellettuale, destinata a protrarsi fino agli anni Settanta e a incidere in maniera notevole tanto sulI‘artista che sul critico. Nelle opere realizzate in questi anni uno dei temi centrali è senza dubbio quello del volto, interpretato da Bendini in chiave di archetipo, di figura universale, che può raggiungere anche quel limite di astrazione al quale è costantemente portato l ‘artista. Nel corso degli anni Cinquanta Bendini ottiene i primi riconoscimenti dalla critica più avvertita, che vede in lui uno degli interpreti piu originali delle poetiche informali. Dopo un periodo di vicinanza con l’ultimo naturalismo nel 1954-‘55 Bendini si rivolge, negli anni immediatarnerrte successivi, ad una rillessione sulla materia, sulle sue autonome possibilità espressive che culminano nei lavori del biennio 1956-’59. NeIl'estate del 1960 esce la prima monogratia sull'artista, curata da Andrea Emiliani. ln questo nuovo decennio, dal 1960 fino al '63, Bendini sviluppa Ia propria poetica con una maggiore aderenza ai temi esislenziali. Queste sue esperienze sono rappresentate in varie mostre personali: alla Galleria del Milione di Milano (con introduzione di Francesco Arcangeli sia nel 1956 che nel 1958); all’Attico di Roma (1959); e, poi, ancora, sempre aIl'Attico, nel 1961, 1963, all'Apollinaire di Milano (1961) e alla Mc Roberts Tunnard di Londra (1963).
E' presente nel 1956, con alcune opere, alla XXVIII Biennale di Venezia dove, nel 1964 e nel 1972, rispettivamente per la XXXII e la XXXVI edizione, avrà una sala personale. Alla fine degli anni Cinquanta partecipa alla Vlll Quadriennale romana ed altre importanli colleltive come la Biennale di San Paolo del Brasile del 1961 e la Biennale di Tokyo del 1962. Questo lavoro trova una preziosa ricognizione critica nella mostra L’informaIe in Italia fino al 1957, curata da Maurizio Calvesi a Livorno nel 1968.
Nel 1965 hanno inizio le serie "Sentimento come storia" e "Senso operante", nelle quali prende avvio una ricerca di nuove tecniche espressive, che, nei primi mesi del 1966, si evidenzia in una mostra personale presso l‘Altico di Roma, presentata da Giulio Carlo Argan. Un approfondimento di tali tematiche si definirà con l'abbandono, fin dal 1966, della superficie della tela. Gli elementi delle nuove opere saranno tratti direttamente dalla realtà, in singolare vicinanza con la successiva poetica poverista. Le prime opere Com'e e Senso operante furono esposte a Venezia il 7 settembre 1966 nella Sala degli Specehi di Ca' Giustinian, San Marco. Questa attività, incentrata sulla verifica di un codice di comunicazione archetipa e intersoggettiva, si concluderà la mattina del 17 gennaio 1969, giomo successivo alla morte di Palach, nella sala del Museo Civico di Bologna, con l'azione personale lo .E io ora dove il corpo del pittore diviene protagonista.
Contemporaneamente Francesco Arcangeli continuava ad occuparsi del suo lavoro, presentando, nel 1967, la nuova ricerca di Bendini in una personale allo Studio Bentivoglio di Bologna. Successivamente Argan, insieme a Calvesi, presenta, sempre a Roma, nel Palazzo Taverna, la mostra Oggetti e processi, presso la sede deIl’lnarch (1968). ll lavoro successivo, esemplificato da alcune opere nella Sala della Biennale veneziana del 1972, saggia ancora nuove ipotesi tendenti a riconvogliare nello spazio virtuale della tela il gesto artistico e a riconsegnare alla diversa durata dell'opera la mobilità e la spontanea ricchezza del comportamento esistenziale. Dal 1973, anno del suo trasferimento a Roma, sono le grandi mostre all'lstituto di Storia dell'Arte dell'Università degli Studi di Parma e alla Sala Comunale di Alessandria, cui si aggiunge la personale alla Galleria Pietra di Milano, presentata da Giovanni Castagnoli. Seguono poi quelle al Museo d’Arte Moderna di Saarbrucken (1976) e alla Galleria d'Arte Moderna di Bologna, con testi di Renato Barilli e Sandro Sproccati (1978).
Nelle opere degli anni Ottanta e Novanta Bendini attua una compiuta e disincantata rimessa in questione di tutta la sua vicenda esistenziale operativa, che richiama sia le folgoranti intuizioni degli anni Cinquanta, nitide ed essenziali, sia la complessità oggettuale e comportamentale degli anni Sessanta. Primo esegeta di questo nuovo percorso e Emilio Villa, cha lo presenta all’Attico nel 1980. Nel 1984 Gino Baratta e Francesco Bartoli allestiscono una grande antologica alla Casa del Mantegna di Mantova e, nel 1989, Fabrizio D'Amico cura al Padiglione d’Arte Contemporanea di Milano un'importante rassegna di opere degli anni Cinquanta e Ottanta. Di rilievo sono, sempre nel 1989, e nella città di Verona, l'antologica a Palazzo Forti, a cura di Giorgio Cortenova, e la personale alla Galleria La Giarina, a cura di Cesare Vivaldi.
Nel 1992 notevole importanza viene data alla sua attività con la tripla mostra alla Galleria Civica dl Modena, alla Galleria d'Arte Moderna di Bologna e alla Galleria Civica di Trento (testi di Flaminio Gualdoni, Danilo Eccher e Waller Guadagnini). Nel 1994 viene acquisita dalla FAO di Roma una sua opera, il ciclo della natura, di grandi dimensioni (otto metri per due) permanentemente esposta nel padiglione A della sede centrale. Nel 1996 si inaugurano due ampie personali: la prima alla Loggetta Lombardesca di Ravenna e la seconda, con solo opere litografiche, all'Istituto Nazionale per la Grafica di Roma. Nel '97 Roberto Pasini ripropone l ‘importanza dell'artista negli anni Cinquanta alla Galleria Arte 92 di Milano, dopo aver, gia nel 1995, motivato ampiamente il peso di quegli anni nel suo testo L'informale. Stati Uniti, Europa, Italia, edizioni CLUEB, Bologna. Antologiche di rilievo si inaugurano al Museo Laboratorio di Arte Contemporanea dell'Università degli Studi la Sapienza di Roma, a cura di Maurizio Calvesi (1998); al Palazzo Sarcinelli di Conegliano, con testi Walter Guadagnini, Marco Goldin e Rosalba Zuccaro (1999); ed infine al Castello di Masnago, Varese (2001).
Dal 1999 vive e lavora tra Parma e Roma.
Nel 2000 è tra gli artisti scelti da Calvesi per la grande mostra Novecento. arte e storia in Italia, presso le Scuderie Papali al Quirinala, Roma. Due sue opere figurano alla mostra La pittura degli anni Cinquanta in ltalia allestita nella Galleria d’Arte Moderna di Torino (maggio-giugno 2003), entrando a far parte delle acquisizioni permanenti presso la stessa Galleria torinese. Sempre nel 2003, si inaugurano un'ampia antologica al Museo dl Lissone, a cura di Gualdoni ed una personale al Museo Bocchi di Parma, a cura di Ivo Iori, con un saggio di Giampiero Moretti. Nell'autunno del 2005 opere recenti vengono presentate alla Galleria de' Foscherari di Bologna.
ll 2006 è un anno ricco di impegni: a marzo del 2006 partecipa, con quattro opere dei primi anni Cinquanta, alla rassegna Dal Romanticismo all'lnformale - omaggio a Francesco Arcangeli, a cura di Claudio Spadoni, presso il Museo d'Arte di Ravenna; ad aprile si inaugura la personale presso l ‘associazione culturale Spaziosenzatitolo con un saggio introduttivo di Massimo Arioli; nel giugno é invitato da Gabriele Simongini alla rassegna Astrattismo italiano -1910-1970 che si tiene nel Museo Archeologico Nazionale d’Abruzzo, Chieti; a luglio é presente, con opere degli anni Cinquanta, nella collettiva Una natura altra allestita da Sergio Troisi nel Convento del Carmine di Marsala (Trapani). A settembre sempre Gabriele Simongini cura l'antologica dal titolo Un'immagine accolta presentando opere che vanno dal 1951 al 2006 nella galleria romana Casa d'arte Ulisse. Al catalogo della mostra viene affiancato un saggio monografico di Edoardo Piersensini dal titolo Fra il nulla e l'infinito. In ottobre Giorgio Cortenova introduce in catalogo un'altra antologica, Il respiro della materia, che si tiene nella galleria La Giarina di Verona.